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venerdì 14 maggio 2021

Mussolini, Bombacci, Silvestri: tre socialisti riscrivono l'Italia

Mussolini, Bombacci, Silvestri, Giramondo, tricolore, fascio e martello

La Repubblica Sociale Italiana sarebbe dovuta essere, ad avviso di Mussolini, una “Repubblica Socialista Italiana” e non solo nel nome, anche nei fatti.
L’ultimo Mussolini infatti, ritrova tutta la verve socialista rivoluzionaria degli anni giovanili; questo è ben visibile dalla legge del febbraio 1944 detta “della socializzazione”: la legge socialmente più avanzata della storia d’Italia grazie alla quale gli operai entrerebbero direttamente nella gestione delle aziende. La legge in questione, benché approvata, non entrerà in vigore davvero a causa dei nazisti, impegnati nella guerra e a quel punto molto più vicini ai borghesi che al Duce.

In questo scenario di ritorno al socialismo, hanno grandissima importanza le poche persone che frequentavano il Duce assiduamente: fra queste soprattutto Nicola Bombacci e Carlo Silvestri. Il primo fondatore del Partito Comunista il secondo esponente del socialismo riformista. Questi tre socialisti italiani s’incontravano spesso e nel segreto dello studio di Mussolini, passavano ore in speculazioni che purtroppo non potremo mai apprezzare.

venerdì 9 ottobre 2020

Mussolini tra Marx e Nietzsche (Mario Bernardi Guardi)

Marx, Nietzche, Mussolini, marxismo, fascismo

Rilettura di  
"Il giovane Mussolini. Marx e Nietzsche in Mussolini socialista" di Ernst Nolte


Mussolini tra Marx e Nietzsche

«... io odio il buon senso. E lo odio in nome della vita e del mio invincibile gusto per l'avventura... I cavalieri dell'alto medioevo che andavano cercando duelli e tornei; i santi che si ritiravano a macerarsi la carne nel deserto; i guerrieri, gli alchimisti, gli astrologi, gli stregoni e gli eretici e i fascinatori di popoli da Rolando di Roncisvalle a Pietro l'Eremita, da San Francesco d'Assisi a Ruystrock l'Ammirabile, dovettero lottare sino alla disperazione contro il buon senso che li consigliava al riposo, alla sosta, alla transazione, alla viltà... La società borghese ha creato l'uomo macchina, l'uomo funzionario, l'uomo orologio, l'uomo regola. Io sogno invece l'uomo eccezione... Voglio andare alla caccia del buon senso; lo voglio uccidere... Assumerà forme e maschere incessantemente diverse; sarà nero e rosso, conservatore e rivoluzionario, spavaldo e pusillanime, uomo e donna. Ma io... lo stenderò al suolo. Poi getterò il cadavere alle moltitudini e dirò: Cittadini, ho ucciso il vostro peggiore nemico. Intrecciamo, in segno di gioia, una matchiche infernale».
L'autore di questa prosa visionaria, attraversata da ebbrezze zarathustriane, è Benito Mussolini. Siamo nel 1913 e l'antico agitatore sovversivo, che per anni ha coniugato passione politica e fame, è diventato uno degli uomini più rappresentativi del partito socialista, una penna polemica tra le più note e amate, l'avversario più feroce di riformisti e massoni: e "l'Avanti!", sotto la sua guida, sta conoscendo una straordinaria espansione.
Ma nell'aprile del 1913, l'articolo «Caccia al "buon senso"» non compare sull'organo ufficiale dei socialisti ma sul settimanale "La folla", diretto da Paolo Valera. E Mussolini lo firma con il vecchio pseudonimo "L'homme qui cherche".
L'uomo politico più emblematico del secolo ventesimo è infatti un cercatore, un saggiatore di territori inesplorati, un avventuriero dello spirito che accoglie in sé le inquietudini del suo tempo, quasi attendendo la grande occasione per farle esplodere contro il sistema.
Intendiamoci: questo Mussolini è socialista e marxista, e null'altro per ora potrebbe essere con quello che si porta dietro e dentro per origini familiari, letture, esperienze di vita.

lunedì 29 giugno 2015

L'entusiasmo di Bombacci per l'Italia proletaria

Molti storici e giornalisti hanno illustrato in negativo, a fosche tinte, la personalità e la vicenda umana e politica di Nicola Bombacci. Per esempio, l'illustre storico inglese Frederick W. Deakin, nel secondo volume della storia della Repubblica di Salò edita dalla Einaudi, così si esprime occupandosi del ruolo da lui svolto durante i drammatici seicento giorni della Repubblica sociale italiana: " Il suo sconclusionato entusiasmo per un'Italia "proletaria", eternamente in lotta contro l'imperialismo capitalistico, trovò un'eco debole, ma positiva nella neonata repubblica. Il suo bagaglio ideologico fatto di slogan e di parole d'ordine propagandistiche, riecheggiava quello dello stesso Mussolini e con tutta la tenacia di un rinnegato che si sente andare alla deriva, bombardava il suo collega ritrovato dopo tanto tempo con memoriali e consigli. Ne possiamo trovare indubbie tracce nel documento finale trasmesso dalla segreteria di Mussolini al partito". Parole dure come pietre. Tanto più dure in quanto qui all'odio dell'antifascista si aggiunge quello dell'inglese. Da ciò, da questa naturale commistione, una condanna senza appello. Tuttavia, se proviamo a leggerle in filigrana ci accorgiamo che l'immagine dell'ex seguace di Bordiga, ne esce meno compromessa di quanto appaia ove delibata nella forma con la quale viene proposta. Tentiamo una rapida analisi del testo. "L'entusiasmo" per l'Italia "proletaria", contrapposta permanentemente "all' imperialismo capitalistico", per quanto "sconclusionato" è sincero. Se non lo fosse, il

Deakin sarebbe stato ben lieto di infliggere alla memoria del vecchio rivoluzionario di Forlì una ulteriore deturpazione. Non lo fa, e ciò vuol dire che - storico serio ancorché di parte e implacabile - non ne è persuaso. Non trova riscontri nella documentazione che gli è messa a disposizione. Del resto, la buona fede di "Nicolino" [nella foto 
Imola, settembre 1919. I delegati al Congresso socialista di Bologna si radunano nella sede del partito. Alla sinistra di Bombacci, Angelica Balabanoff] - così era familiarmente chiamato negli ambienti sovversivi - è provata dalla sempiterna povertà che afflisse la sua vita e della famiglia. Perfino nel momento in cui la sua linea fu fatta dichiaratamente propria da Mussolini, il tenore di vita non tracimò i limiti di una estrema parcatezza.